Il disseccamento del rachide

Malattia nutrizionale polifattoriale dovuta ad alterazione dell’equilibrio nell’assorbimento del magnesio, del calcio e del potassio

Tra le avversità che possono interessare il grappolo esiste un’importante fisiopatia denominata disseccamento del rachide. Questa alterazione è nota fin dall’inizio del secolo ed è riscontrabile in gran parte d’Italia, in modo particolare nelle regioni settentrionali; si evidenzia con incidenza diversa a seconda dell’ambiente, dell’annata e del vitigno.

Si tratta di una malattia nutrizionale della vite che si manifesta, in fase di maturazione, con la comparsa di tacche necrotiche sul rachide, fino a determinare il completo disseccamento e il conseguente appassimento degli acini. Spesso tale sintomo interessa solo la punta o le ali del grappolo e ciò permette di differenziarlo da quello dovuto a peronospora, che solitamente è accompagnato anche da altri segni tipici di questa malattia fungina.

Oltre che perdite quantitative nella produzione, nei casi più gravi si hanno ripercussioni anche sulla qualità di mosti e vini.

Le modifiche più marcate sono a carico dell’equilibrio tra acido tartarico e malico, con un aumento di quest’ultimo; di conseguenza i vini hanno un pH più elevato e quindi possono presentare problemi di conservazione. Al palato si presentano più astringenti a causa di una aumento nel contenuto di antocianidine.

La causa del disseccamento del rachide è da ricercare in uno squilibrio nell’assorbimento di calcio, magnesio e potassio. Questo squilibrio non ha solo cause nutrizionali, ma dipende anche da fattori genetici, climatici e agronomici.

Esiste una notevole differenza di sensibilità a questa fisiopatia tra le varie cultivar ed anche tra i diversi portinnesti. Tra i vitigni maggiormente sensibili ricordiamo Croatina, Trebbiano, Traminer, Riesling renano e Schiava; tra i portinnesti SO4, 44-53 e Fercal.

Abbondanti piogge e umidità relative elevate nel periodo fra allegagione ed invaiatura favoriscono l’incidenza della fisiopatia, mentre per quanto riguarda il ruolo della temperatura durante la fioritura, i diversi autori riportano risultati contrastanti.

Tra le tecniche agronomiche, è evidente che abbondanti irrigazioni incrementano il rischio di disseccamento del rachide quanto le piogge, ed analogo effetto hanno le pratiche che favoriscono un eccesso di rigoglio vegetativo.

Di fondamentale importanza è l’apporto equilibrato dei diversi elementi nutritivi, in particolare dell’azoto, in quanto esercita un notevole impulso allo sviluppo vegetativo, e del potassio perchè antagonista nell’assorbimento del magnesio e del calcio.

Al fine di prevedere la possibile comparsa dell’alterazione nei diversi terreni, è necessario valutarne non solo il contenuto assoluto di magnesio, ma anche il rapporto tra la concetrazione di questo elemento e quella del potassio. Qualora questo rapporto sia inferiore a 2, il rischio della comparsa della fisiopatia risulta elevato.

Per ridurre l’incidenza del disseccamento del rachide è utile ricorrere a concimazioni fogliari a base di sali di magnesio e calcio, intervenendo preventivamente con somministrazioni frazionate dalla chiusura del grappolo all’invaiatura.

Tali somministrazioni fungono da complemento a quelle da effettuarsi al terreno, tramite apporti di solfato di magnesio o di dolomite (carbonato doppio di Ca e Mg), da calibrare sulla base delle analisi chimiche.