Documentazione sul farmaco

di Nicoletta Cozza

PADOVA (24 agosto) – Hanno chiesto perdono alla famiglia della donna che hanno investito e ucciso. O meglio, per loro lo ha fatto uno zio che ha scritto la lettera di scuse, firmandola con i nomi dei nipoti,

Antony Reinard e Alex Casalgrande, entrambi in carcere.

Domandano scusa, quindi, i due giostrai che l’altro ieri hanno investito e ucciso una donna, mentre scappavano in auto contro mano inseguiti dai carabinieri che li avevano sorpresi a rubare del gasolio. Questa mattina per entrambi è prevista l’udienza di convalida davanti al giudice delle indagini preliminari Vincenzo Sgubbi; il pubblico ministero Silvia Scamurra ha chiesto la convalida dell’arresto di tutti e due, e un’ordinanza di custodia cautelare per Casalgrande (al momento della tragedia era al volante della macchina) per omicidio colposo o, in alternativa, per omicidio volontario. Nei confronti di Reinard è stato chiesto il provvedimento di divieto di dimora. Sul corpo di Marina Badiello, invece, oggi verrà effettuata l’autopsia.

«Da un piccolo tentato furto di gasolio – si legge nella lettera preparata da Ivan Casalgrande per conto dei nipoti – si è verificata una tragedia maledetta. Possono essere parole al vento, ma non ne esistono per spiegare questa tragedia. Sono parole di scuse che vengono dal cuore, anche se non ridaranno la vita a quella persona. Per noi quel tragitto rappresenterà sempre motivo di rimorso». «Nella nostra vita – prosegue la missiva – abbiamo compiuto dei piccoli furti, ma non abbiamo mai fatto del male a nessuno, neanche a un animale. Anche noi siamo genitori e non ci saremmo mai dati pace. Dopo il tentato furto di gasolio siamo scappati imbucandoci in quella strada maledetta dove c’era il divieto e dove si è verificata la tragedia per una svista e perché eravamo in preda al panico. Noi chiediamo scusa alla famiglia della donna morta anche a nome dei nostri genitori e delle nostre mogli».

La tragica fine di Marina Badiello, che lascia nella disperazione il marito Massimo Miazzo

e una figlia di 16 anni, ha immediatamente innescato una serie di polemiche sulla presenza dei nomadi.

«Basta, è ora di finirla – commenta Filippo Ascierto, deputato del Pdl -. Sono perfettamente in linea con quanto deciso da Nicolas Sarkozy che sta rimpatriando i rom residenti in Francia. Certo, i giostrai che a Padova hanno ucciso una madre di famiglia sono cittadini italiani, ma questo non vuol dire, visto che le loro origini sono ben altre. Nelle prossime settimane, come annunciato dal premier Berlusconi, discuteremo di immigrazione e mi impegno fin d’ora a presentare una modifica di legge che preveda proprio di rispedire questi soggetti nei Paesi di origine».

Di parere opposto è invece l’assessore comunale alle Politiche Sociali, Fabio Verlato (Pd). «Tali problemi – ha sottolineato – si risolvono favorendo la stanzialità, integrando cioè rom e sinti, e mandando a scuola i loro figli. Nella cultura dei nomadi non è contemplata la frequenza della materna: in questo modo però, i ragazzini arrivano alle elementari senza conoscere le regole, vivaci e difficilmente controllabili ». Nunzio Tacchetto, sindaco di Vigonza, il Comune dove da 11 anni vivono i Casalgrande, spiega: «Il terreno sul quale hanno costruito una casa, e che ospita pure 4 roulotte, è di loro proprietà e quindi non possiamo mandarli via. Basterebbe che rispettassero le regole». «Quell’incidente è stata una tragica fatalità – ha concluso Renata Paolucci, presidente dell’Opera Nomadi – L’episodio ha avuto tanta risonanza perché gli investitori sono sinti».

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