Giornata per la Vita, dono da riscoprire e tutelare

di Lisa Zancaner

UDINE (5 giugno) – L’Organizzazione mondiale della sanità aveva dichiarato conclusa la pandemia e l’incubo dell’influenza AH1/N1 sembrava archiviato. Ma le paure della cosiddetta “suina” sono riapparse dopo la morte di una donna avvenuto nei giorni scorsi all’ospedale di San Daniele del Friuli, in provincia di Udine.

La donna, fanno sapere i medici, era affetta da importanti patologie cardiologiche pregresse; la sua morte infatti era stata imputata a una forma grave di polmonite. Ieri però dal laboratorio di virologia dell’Istituto d’igiene dell’Università di Trieste è arrivata la conferma che si trattava di un virus di tipo A. «Non abbiamo ancora la certezza che si tratti di influenza AH1/N1 – spiega il professor Pier Lanfranco D’Agaro, responsabile del laboratorio, la struttura di riferimento regionale per le patologie di rilevanza – abbiamo escluso gli altri ceppi dell’influenza, ma i test eseguiti finora non hanno dato esito risolutivo per affermare con certezza che si tratti della suina».

L’esito definitivo potrebbe arrivare già nella giornata odierna, «ma – precisa D’Agaro – possiamo ragionevolmente pensare che il virus identificato sia proprio l’AH1/N1». Dopo la pandemia dello scorso anno – prosegue – era prevedibile che ci fosse una circolazione residua». Finora, a livello nazionale, sono stati isolati 18 virus di tipo B, 18 di tipo AH1/N1 e 3 H3/N2, mentre in Friuli Venezia Giulia il laboratorio del capoluogo giuliano ha identificato 4 virus: 3 di tipo B e quest’ultimo di tipo A. «Quello che accade ora – sostiene – è la circolazione dei virus, per questo il vaccino è trivalente e contiene anche l’antigene della suina». L’avvio dell’epidemia, sostiene il virologo, non sembra evidenziare una particolare virulenza, «non è il caso di essere allarmisti – dice – nonostante i dati che arrivano dal Regno Unito». Negli ospedali londinesi sono 300 le persone ricoverate nei reparti di terapia intensiva a causa dell’AH1/N1, eppure il virus post pandemico è semplicemente diventato stagionale.

L’attenzione rimane comunque alta, «la stessa – conclude D’Agaro – che dedichiamo ogni anno all’influenza con la sorveglianza sanitaria e nei prossimi giorni-settimane ci attendiamo un incremento di tutti i tipi di virus influenzali, in particolare della suina». A Londra, infatti, una “animal trainer” che ha lavorato a tutti i film della serie di Harry Potter è morta nel fine settimana di Natale dopo aver contratto l’influenza A, morbo che in poche settimane nel Regno Unito ha già fatto 39 vittime. La ragazza, Caroline Lois Benoist, aveva 26 anni. Lo scorso 17 dicembre era tornata a casa dagli “studios” dove era impegnata perché non stava bene. «Mi sento come se stessi per morire», aveva poi scritto in un messaggio su Facebook. «Era una ragazza adorabile e sanissima, non aveva mai avuto problemi di salute», ha detto sconsolato al quotidiano Daily Mail il fidanzato Guillaume Orange. Nella serie dei film di Harry Potter Caroline curava l’addestramento dei numerosi animali impiegati sul set. Prima di ammalarsi, aveva partecipato alle riprese conclusive di “Harry Potter e i Doni della Morte: Parte II”, film atteso nelle sale la prossima estate.

In Gran Bretagna proprio a seguito dell’epidemia anticipata il governo è stato accusato di aver trascurato la vaccinazione, che non è stata più offerta a tutti i bambini ma solo a quelli a rischio, e di non aver ripetuto le campagne mediatiche sulla prevenzione della trasmissione.

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