Generare un figlio non è solo un problema di provette

Onorevole Veltroni,

Nella lettera al direttore del Corriere della Sera, pubblicata nella prima pagina dell edizione di ieri del quotidiano, a proposito del dibattito in corso sulla procreazione medicalmente assistita lei afferma che “il problema non è se si è laici o cattolici”. è vero: non si tratta di una questione di fede, ma di ragione. Detto con le sue parole, “la politica dà prova di serietà e di responsabilità quando riesce a far prevalere le ragioni del dialogo e dell ascolto reciproco su quelle della crociata, degli squilli di tromba, della contrapposizione ideologica”. L ideologia, qualunque ideologia, rende l uomo preda della posizione culturale prevalente, cioè del potere, privandolo della sua libertà e trascinandolo a perdere il senso di se stesso, dell altro, e del mondo. Solo la ragione può salvare l uomo e la società dalla violenza, dalla barbarie, e dalla intolleranza di ciò che sembra non corrispondere al proprio progetto.

Ma a questo punto i percorsi del nostro argomentare si dividono per una diversità di procedimenti. Per lei ragione è misura del fenomeno della procreazione, la chiamata alla vita di un nuovo essere umano, a partire dalla prospettiva sanitaria della fertilità o della sterilità di coppia (in nome del “carattere universale del diritto alla salute”) e dalla affermazione assoluta della libertà di una donna e di un uomo di disporre di ogni mezzo che la biomedicina offre per soddisfare il proprio desiderio di “poter vivere la gioia di una maternità o paternità”. Così facendo lei impone alla conoscenza della realtà del fenomeno in questione, la generazione di un figlio, un metodo costruito su un “preconcetto”. Un nobile “preconcetto”, che privilegia la dimensione della capacità nella generazione e della libertà nella procreazione, ma pur sempre un concetto riduttivo che taglia fuori dalla ragione altri fattori della realtà. Esso infatti censura il nascituro quale soggetto di dignità e di diritto (e non solo oggetto di desiderio) e la famiglia quale naturale ambito di generazione e di relazioni biopsicologiche ed educative certe, conoscibili e stabili per il bambino, l adolescente e il giovane.

Per me ragione è capacità di abbracciare la realtà della procreazione umana e di afferrarla e affermarla secondo la totalità dei suoi fattori costitutivi, e non solo di alcuni di essi. In questa concezione di ragione, che i greci chiamavano lògos, il metodo per affrontare una questione è imposto dall oggetto, e la ragione deve ultimamente sottomettersi all esperienza della realtà. Realtà che mostra come il desiderio di un altro essere umano come proprio figlio implichi quella relazione di unicità e di totale donazione che lo fa essere pari in dignità a te stesso sin dal concepimento, soggetto di libertà che riconosce la propria origine nella carne e nell affezione dei propri genitori il cui volto non può essere anonimo, come il numero di una fiala di seme depositato in una banca biologica. Io ho un concetto di ragione per cui ammettere che un embrione è un essere umano come noi senza averlo mai udito parlare, o visto scrivere alcunché, può essere ragionevolissimo. è lo stesso concetto di ragione che mi porta ad affermare senza ombra di dubbio che mia madre in questo istante mi vuole bene, pur non avendola qui accanto a me mentre scrivo: è l esperienza del suo affetto che guida la mia ragione in questa affermazione.

Grazie, onorevole, per il suo invito ad usare la ragione. Ne avevamo proprio bisogno tutti, cattolici e “laici”. Ma, mi permetta, non nel senso in cui la usa lei. Il cristiano partecipa alle lodi della ragione e all uso di essa meglio di altri, perché riconosce nella possibilità che il Mistero ultimo della realtà si riveli la categoria suprema della ragione stessa.