L’OSPEDALE A CASA DEL PAZIENTE

La collaborazione tra Centro Cardiologico Monzino e Asl città di Milano avvia un programma di assistenza per malati operati al cuore

MILANO – Nove giorni di ricovero, in media, per un intervento di cardiochirurgia. E la riabilitazione? Oggi si fa ‘portando’ l’ospedale a casa del paziente, con costi dimezzati e migliore qualità della vita. Questo programma, portato avanti finora in via sperimentale, per 18 mesi e con 110 pazienti, dal Centro Cardiologico Monzino, dal 1/o febbraio verrà avviato dalla Asl città di Milano, sempre in collaborazione col Centro stesso.

Questa collaborazione, che fa di Milano la prima città italiana ad avviare un programma di assistenza e riabilitazione a domicilio per pazienti operati al cuore, è stata annunciata dal direttore dell’Asl milanese Antonio Mobilia e dal direttore scientifico del Monzino, Paolo Biglioli.

Si tratta – è stato spiegato nel corso di una conferenza stampa – di un programma chiamato DORICA, che consente l’inserimento ‘protetto’ nella propria vita familiare, destinato ai pazienti operati al cuore residenti nel territorio della Asl di Milano. Dopo il normale periodo di degenza ospedaliera postoperatoria il paziente viene sempre inviato per un certo tempo in una struttura residenziale per fare della riabilitazione in un ambiente protetto: soprattutto fisioterapia ed esami clinici di controllo.

A un certo numero di pazienti del Monzino (quelli senza complicanze importanti o patologie concomitanti), da 18 mesi a questa parte è stata invece proposta anche un’altra soluzione: quella di trasferirsi subito a casa propria dove, nei successivi 21 giorni, avrebbero ricevuto 12 visite del fisioterapista, 6 visite del cardiochirurgo, una visita del cardiologo, tre visite degli infermieri, due del dietologo e una dello psicologo. Inoltre il paziente sarebbe stato monitorato quotidianamente dalla Centrale di Telecardiologia del Monzino, attiva 24 ore su 24, cui avrebbe inviato ogni giorno l’elettrocardiogramma attraverso il cavo telefonico.

In pratica – hanno osservato i medici – è come se l’ospedale si trasferisse per 21 giorni in casa del paziente. Circa 110 di questi hanno accettato la soluzione e la grande maggioranza di essi ne è stata contenta in termini di qualità di vita. Solo una minoranza (8 pazienti, pari al 7,3%) ha accusato complicazioni postoperatorie tali da consigliarne l’immediata riospedalizzazione. Il programma del Monzino ha destato interesse anche negli Usa (gli specialisti milanesi sono stati invitati a presentare la loro sperimentazione a un congresso americano), dove viene attuata una forma di home-care più blanda, con riospedalizzazioni necessarie nell’8-24% dei pazienti.

Il sistema permette anche di risparmiare circa la metà delle spese di riabilitazione postoperatoria presso una struttura residenziale, che costa circa 200 euro al giorno. Per i 110 pazienti della sperimentazione questi costi sono stati naturalmente a carico del Monzino. Da febbraio sarà la Asl di Milano ad accollarseli, risparmiando dunque il 50% su quanto dovrebbe comunque sborsare per ogni paziente e responsabilizzando, sempre in collaborazione con l’istituto, anche la rete dei medici di famiglia. «Visti i risultati della sperimentazione – ha detto Mobilia – siamo felici di questa collaborazione col Monzino. Se altre strutture pubbliche o private volessero entrare, benvenuti. Il programma può essere esteso benissimo ad altri».

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