VIRUS E ANTIVIRUS, VERITA’ E BUGIE DEL 2001

di Umberto Rapetto

C’è chi ha parlato di isteria collettiva. E l’ultimo episodio è quello di “code red”, il micidiale virus del codice rosso, che secondo alcune fonti avrebbe fatto – da solo –danni per quasi 9 miliardi di dollari. Se c’è chi addebita la spasmodica tensione al mercato degli antivirus, qualcun altro getta acqua sul fuoco e – pur garantendo deferente rispetto nei confronti di simile minaccia – riporta cifre di differente natura.

Il rischio di virus informatici – nonostante il crescente panico – secondo Computer Economics è in calo. Una flessione non trascurabile nel 2001 che si traduce in un 23 per cento in meno rispetto l’anno precedente.

Il 2000 è stato l’anno del “love bug”, il famoso o famigerato “I love you” la cui paternità è stata attribuita al giovane filippino Onel de Guzman, mentre un poco ascoltato gossip tricolore fa nascere quel virus dalle nostre parti e per la precisione a Torino. Nel 2000 i danni subiti dai sistemi informativi a seguito di cyber-infezioni virali erano ammontati ad oltre 17 miliardi di dollari, con un incremento notevole rispetto i circa 12 rilevati nel 1999.

I tecnobacilli più pericolosi dell’anno appena concluso sono identificabili tenendo conto delle stime relative ai danni provocati:

1) Code Red (2.620.000.000 dollari)

2) SirCam (1.150.000.000 dollari) 3) Nimda (635.000.000 dollari)

Ma è davvero difficile fornire cifre precise: nei danni bisogna infatti considerare non soltanto gli oneri da sostenere per ripristinare e blindare i sistemi, ma anche tutte le spese accessorie e i mancati profitti determinati dalla paralisi dei computer adibiti a funzioni gestionali, commerciali, economico-finanziarie, industriali. Va poi aggiunto che molte realtà istituzionali ed imprenditoriali negherebbero anche dinanzi al plotone d’esecuzione di essere state vittime di un contagio informatico, pur di salvaguardare l’immagine e la credibilità nei confronti di cittadini e clienti.

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