Relazione Mense Biologiche

22.9

Per rispondere seriamente con più qualità e sicurezza alle periodiche crisi alimentari, non basta bandire, come hanno fatto moltissime scuole comunali della Regione, il consumo di carne bovina dalle mense scolastiche. Si tratta, ovviamente, di una misura precauzionale, temporanea, di una decisione comprensibile, visto che si parla di alimentazione destinata ai bambini. E’ giunto il momento, crediamo, di andare oltre l’emergenza e l’allarme sanitario e di rispondere rafforzando e coordinando da un lato la rete dei controlli pubblici, riconvertendo la filiera agricola e zootecnica regionale, ma avviando immediatamente una concreta strategia di qualità alimentare centrata sulla mensa biologica. Crediamo che la Regione Toscana possa lanciare, in questa direzione, un segnale nazionale ed europeo.

La Toscana non parte da zero. già da qualche tempo per numerosi istituti scolastici è scattata l’ora del “piatto pulito” e del menù con alimenti biologici, ancor prima dell’ultimo allarme sanitario. I dati di una recente indagine Legambiente-Aiab (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica) ci dicono infatti che le mense scolastiche di materne e elementari di 14 Comuni (Arezzo, Montevarchi, San Giovanni Valdarno, Terranova Bracciolini, Firenze, Pontassieve, Vicchio, Grosseto, Suvereto, Massa, Siena, Sovicille, Pontedera) da tempo hanno stabilmente inserito nel loro menù alcuni prodotti biologici. La Toscana può già contare quotidianamente su 24.558 biopasti su un totale di utenti pari a 181.247 (53831 bambini delle materne e 127.416 delle elementari). Crediamo che si possa e si debba uscire dalla fase di sperimentazione per perseguire l’introduzione di alimenti biologici, tipici e tradizionali nel sistema delle mense pubbliche toscane come obiettivo strategico dell’attuale legislatura.

Oggi, del resto, l’agricoltura biologica è diventata un sistema produttivo per ridurre i rischi sanitari legati a un vecchio modo di produrre che guarda solo al profitto e poco alla qualità e alla sicurezza, per incrociare tipicità e qualità ambientale, per legare gusto e valorizzazione del territorio, per offrire una risposta forte ai ripetuti e invadenti tentativi di omologazione del mercato alimentare con cibi geneticamente modificati. la globalizzazione in campo alimentare comporta, infatti, un mercato libero in cui ognuno ha l’opportunità di scegliere se cenare con piatti diversi, ma prevede anche un pubblico dai gusti il più possibile omologati e già oggi uno dei prodotti più globalizzati è il Big Mac di Mac Donald con 15 milioni di panini venduti ogni giorno per cui poche grandi multinazionali dell’alimentazione potrebbero, nel prossimo futuro, spartirsi il mercato mondiale e farlo a suon di alimenti geneticamente trattati e dalla scarsa qualità senza alcun legame con le economie, le suggestioni e le emozioni del territorio.

L’importanza di un’alimentazione sana per i bambini e di una corretta educazione nutrizionale con progetti di educazione alimentare proposta con la presente con la presente Legge Regionale si unisce, nei territori dove le mense biologiche e di qualità funzioneranno a pieno regime, anche uno sviluppo delle aziende locali chiamate a fornire la materia prima. La diffusione dei prodotti biologici nelle scuole, infatti, altro non è che i riflesso di un mercato in continua espansione, di un modo di alimentarsi sano ed ecologico che conquista sempre maggiori spazi. La superficie di coltivazioni biologiche in Italia è passata infatti dal 1985 al 1999 da 5.000 ettari ad 1 milione di ettari (una estensione pari a quella delle Marche ed equivalente al 6,5% del territorio coltivato in Italia). Oggi il 30% del biologico europeo è italiano. Le aziende del settore sono passate da 600 nel 1985 alle oltre 50mila del ’99. Così pure è cresciuta l’attenzione della grande distribuzione: il 100% dei supermercati presenta a scaffale prodotti biologici. Anche la grande distribuzione sta investendo notevolmente sul prodotto biologico (Esselunga Bio, Coop Agricoltura Biologica sono due esempi). Ai pionieri si sono via via affiancate grandi aziende come Centrale del latte di Firenze, Carapelli, Galbusera, Dieterba, Sottaceti Polli, Meloni Vini, Granarolo e molte altre ancora.

Anche la carne biologica si trova in moltissimi punti di vendita, tanto che nell’ultimo anno le aziende zootecniche biologiche si sono triplicate e nel futuro si prevedono tassi di crescita molto sostenuti. E l’allevamento biologico è un settore disciplinato da un regolamento comunitario (n. 1804 del 1999) che fissa per i paesi della Ue le stesse norme severissime. In particolare l’obbligo di alimentare gli animali con mangimi vegetali (vietato l’uso del mais e della soia geneticamente modificata), almeno il 90% a loro volta di provenienza biologica, cioè trattati con prodotti che si trovano allo stato naturale.

Occorre quindi una forte spinta da parte della Regione nei confronti delle Amministrazioni Comunali e dei soggetti gestori delle mense scolastiche per promuovere l’utilizzo di prodotti provenienti da coltivazioni e da trasformazioni biologiche o dichiarati tipici e tradizionali. Lo stesso articolo 59 comma 4 della Legge Finanziaria 23 dicembre 1999 n. 488 (Legge Finanziaria 2000) sollecita l’uso quotidiano di prodotti biologici e tipici agli enti gestori di mense collettive: .