Anziani Malati Cronici Non Autosufficienti

Al Savt-pensionati

Questo Coordinamento, che funziona ininterrottamente dal 1970, deplora vivamente che i Sindacati abbiano espresso il loro parere favorevole alla Delibera della Giunta della Regione Autonoma Valle d’Aosta del 30 ottobre 2000, nonostante che in essa siano contenute disposizioni nettamente contrastanti con le leggi vigenti, nonché contro le esigenze ed i diritti degli anziani malati cronici non autosufficienti.

In primo luogo si ricorda che gli anziani cronici non autosufficienti hanno diritto, come tutti gli altri cittadini italiani malati, alle cure sanitarie gratuite e senza limite di durata, ai sensi delle leggi 692/1955 (approvata grazie all’impegno dei Sindacati), 132/1968 (articoli 29 e 41), 180 e 833 del 1978 e che, con la Sentenza 10150/1996, la Corte Suprema di Cassazione ha confermato che il Servizio Sanitario Nazionale deve fornire le cure sia ai malati acuti che a quelli colpiti da cronicità.

Ne consegue che sono illegittime (oltre che molto spesso disumane) le dimissioni dagli ospedali di anziani malati cronici non autosufficienti nei casi in cui non vengano garantite le cure domiciliari o la degenza presso altre strutture sanitarie.

A questo riguardo si precisa che il ricovero presso Istituti di Assistenza è un abuso, purtroppo largamente praticato.

In secondo luogo questo Coordinamento precisa che la Regione Autonoma Valle d’Aosta, come tutte le altre Regioni italiane, non può imporre contributi economici ai parenti di assistiti maggiorenni (o a qualsiasi altro cittadino), in quanto l’art.23 della Costituzione stabilisce che “nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”, che deve essere approvata dal Parlamento.

Per quanto riguarda il riferimento agli articoli 433 del codice civile, contenuto nella citata Delibera di Giunta del 30 ottobre 2000, si segnala che, come precisa in modo chiarissimo il successivo art.438, gli alimenti possono essere richiesto SOLO DA chi versa in stato di bisogno o dal tutore, se si tratta di soggetto dichiarato interdetto dall’autorità giudiziaria.

Con la Delibera in oggetto, non solo la Giunta della Regione Autonoma Valle d’Aosta non rispetta la sopracitata disposizione, ma addirittura si sostituisce al giudice. Infatti il 3° comma dell’art.441 del codice civile stabilisce quanto segue: “Se gli obbligati non sono concordi sulla misura, sulla distribuzione, sul modo di somministrazione degli alimenti, provvede l’autorità giudiziaria secondo le circostanze”.

Nella Delibera della Giunta della Regione Autonoma della Valle d’Aosta sono violate, altresì, le norme della legge 675/1996 sulla riservatezza dei dati personali in quanto vengono segnalate ai parenti dell’assistito la sua situazione personale e le sue condizioni economiche: inoltre si pretende dai congiunti di fornire notizie in merito ai loro redditi e beni per motivi non previsti da nessuna legge dello Stato italiano.

La richiesta di contributi economici ai parenti di assistiti maggiorenni è stata ritenuta illegittima dalle Note del Direttore generale del Ministero dell’Interno del 27/12/1993, prot.12287/70 e dell’8/6/1999, prot.190 e 412B.5, dai pareri del Capo ufficio legislativo del Dipartimento per gli affari sociali della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 15/4/1994, prot.DAS/4390/1/H/795, del 28/10/1995, prot.DAS/13811/1/H/795 e del 29/7/1997 prot.DAS/247/UL/1/795 e dalla lettera inviata dal Capo dell’Ufficio legislativo del Ministero per la Solidarietà sociale in data 15/10/1999, prot.DAS/625/UL-607 all’Anci nazionale, dal parere fornito in data 18/9/1996, prot.2667/1.3.16 dal Direttore del Servizio Affari giuridici della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, dalla risposta fornita dall’Assessore all’assistenza della Regione Piemonte in data 7/3/1996 ad un interrogazione, dai provvedimenti assunti dal Coreco di Torino in data 13/12/1995 n.36002, 1/8/1996, n.11004/96 bis e 31/7/97 n.9152/97 bis e dalle sentenze della Prima Sezione civile del Tribunale di Verona del 14/5/1996 , del Tar del Veneto n.1785/1999 e del Tribunale di Torino del 3/4/1998 n.3241.

Ulteriore conferma della illegittimità della richiesta di contributo economici ai parenti di assistiti maggiorenni è fornita dal decreto legislativo 130/2000 in cui all’art.2, comma 7, è precisato non solo che le nuove disposizioni relative al redditometro “non modificano la disciplina relativa ai soggetti tenuti alla prestazione degli alimenti ai sensi dell’art.433 del codice civile”, ma anche che esse ” non possono essere interpretate nel senso dell’attribuzione agli enti erogatori della facoltà di cui all’art.438, 1° comma, del codice civile nei confronti dei componenti il nucleo familiare del richiedente la prestazione sociale agevolata”.

Di particolare rilevanza anche le norme dell’art.1 del Decreto legislativo 130/2000 in base alle quali i Comuni, le Province, le Asl e gli altri enti pubblici devono riprendere in considerazione la situazione economica del solo assistito (e quindi non quella dei congiunti anche se conviventi e tenuti agli alimenti) per le prestazioni sociali “erogate a domicilio o in ambiente residenziale a ciclo diurno o continuativo, rivolte a persone con handicap permanente o grave, di cui all’art.3, comma 3, della legge 5/2/1992, n.104 accertato ai sensi dell’art.4 della stessa legge, nonché a soggetti ultrasessantacinquenni la cui non autosufficienza fisica o psichica sia stata accertata dalle componenti commissioni delle Asl”.

Ciò premesso, questo Coordinamento confida nel sollecito intervento dei Sindacati in indirizzo per porre termine ai gravissimi abusi praticati nella Regione Valle d’Aosta a danno degli anziani malati cronici non autosufficienti e dei loro congiunti.

Grati se vorrete farci conoscere le Vostre determinazioni, porgiamo cordiali saluti.

Per il Comitato per la difesa dei diritti degli assistiti

Francesco Santanera