Dossier Artrosi

VIA IL DOLORE – L’ARTROSI SI PUO’ COMBATTERE

“L’artrite reumatoide non uccide, ma a molti pazienti che ne sono colpiti fa desiderare la morte”, con questa frase Dorothy Eden, scrittrice statunitense, da anni colpita da questa patologia che altera soprattutto la forma delle ossa di mani, piedi, ginocchia, evidenzia il dramma di una malattia invalidante assai diffusa e le cui cause sono ancora sconosciute. Il dolore, di giorno e di notte, intenso, incessante e sfibrante, spinge all’isolamento, alla disperazione. Quasi tutti questi malati diventano, col passare dei mesi e degli anni, rinunciatari, ipocondriaci, depressi. Per loro alzarsi, vestirsi, camminare, salire due gradini può essere un’impresa ardua. Ogni cinque malati, quattro sono donne. All’origine della maggior parte delle malattie reumatiche vi è la genetica. La predisposizione individuale varia in funzione dell’interazione dei geni con l’ambiente. Il clima, lo stress, un’infezione, possono diventare l’elemento scatenante. Si abbassa il livello di immunosorveglianza e le nostre difese non riescono più a proteggerci. Le ragioni che portano un soggetto alla rottura dell’equilibrio e alla malattia che prende il sopravvento sono ancora sconosciute. “Le malattie reumatiche coinvolgono la persona sul piano fisico e ne alterano gravemente la qualità della vita al punto da rendere necessario lo psicologo accanto al reumatologo e al fisiatra”, ricorda Alessandro Ciocci, presidente dell’Associazione nazionale malati reumatici. In tutto il mondo le malattie reumatiche colpiscono mediamente il 10% della popolazione, in Italia ne soffrono 5,5 milioni di persone. Ne esistono oltre duecento tipi, quella più diffusa è l’artrosi con il 70% dei casi, cioè 3,9 milioni di italiani. Seguono i reumatismi con 410mila casi (7,4%), le spondiloartriti con 311.000 casi (5,5%), la gotta con 112mila casi (2%), le connettiviti con 33.600 casi (0,6%). Il dolore, l’impotenza funzionale, l’elevata diffusione, l’evoluzione cronica, accomunano le diverse forme di questa patologia che è fortemente invalidante: in Italia dopo le malattie dell’apparato cardiocircolatorio (31,2%), sono la seconda causa di invalidità (27,2%) ed occupano il primo posto tra le malattie croniche degenerative. Oltre all’immunologo clinico, che si occupa dell’alterazione dell’equilibrio, cioè la disreattività nel suo complesso, e al reumatologo che focalizza la sua attenzione sulla patologia muscolo-scheletrica, anche il geriatra ha concentrato parte dei suoi interessi su questa malattia. La terza età è infatti la più colpita. L’80% degli anziani sopra i 60 anni soffre di qualche affezione reumatica, soprattutto l’artrosi. Ma anche i giovani, tra i 18 e i 25 anni, hanno reumatismi fibrositici, spondilagie da alterazioni della colonna, forme articolari acute. Purtroppo la reumatologia ha registrato una scarsa attenzione da parte del mondo accademico. “Oggi fortunatamente – afferma il professor Ciocci – si trattano pazienti molto anziani e affetti da forme degenerative che venivano abbandonate a loro stesse, con grave compromissione funzionale. In questi casi i danni anatomo-fisiologici sono stabilizzati e irreversibili e si può solo tentare di bloccare una loro evoluzione. Negli altri casi, le attuali conoscenze consentono di giungere a diagnosi precoci mirate, efficaci e sicure, con prognosi più favorevoli. Inoltre, lo stile di vita più sano e sportivo dovrebbe prevenire la maggior parte di queste patologie che comunque oggi possono essere aggredite sul piano dei sintomi da un nuovo farmaco, celecoxib, inibitore specifico della Cox-2, scoperto dalla ricerca farmaceutica. Nel trattamento del dolore e dell’infiammazione è efficace come i migliori fans già disponibili nel passato, ma privo di effetti collaterali”. Troppo spesso (nel 20% dei casi) la prognosi è fatale. Farmaci, privi di effetti collaterali, impiegabili per lunghi periodi, anche se non rimuovono le cause della malattia, aiutano a sopravvivere. Sono fondamentali perché cambiano la qualità della vita.

E’ un’autentica rivoluzione nella terapia del dolore reumatico. La ricerca farmacologica statunitense ha scoperto un nuovo farmaco che combatte efficacemente il dolore senza nuocere a livello gastrointestinale, cardiaco e renale. In pratica questa nuova molecola chiamata Celecoxib riduce fortemente gli effetti indesiderati degli anti infiammatori tradizionali. Con questo nuovo farmaco è stato inoltre creato riconosce l’organizzazione mondiale della sanità il capostipite di una nuova classe farmacologica che lascia già intravedere altre possibilità di intervento terapeutico , dell’Alzheimer ad alcune forme tumorali. Philip Needleman, è lo scienziato già docente di farmacologia all’università di Washington, che durante un incontro scientifico, tenutosi ieri a Chicago, ha spiegato i primi passi di questi studi avviati 10 anni orsono e l’importanza dei risultati ottenuti.

“Tutto iniziò afferma Needleman con l’ipotesi dell’esistenza di due diversi enzimi Cox: il primo induce alla produzione di prostaglandine che proteggono lo stomaco , è indispensabile per un corretto funzionamento dell’organismo, il secondo stimola invece stimola la sintesi delle prostoglandine responsabili dell’insorgenza dell’infiammazione. L’innovativa linea di ricerca è stata centralizzata su questo aspetto: intervenire selettivamente bloccando il meccanismo d’azione negativo , ma salvaguardando le altre funzioni. L’ultima fase di sperimentazione iniziò nel 95. Questo principio attivo è stato sperimentato in 52 studi clinici controllati internazionalmente e in 386 istituti di ricerca ed ospedali statunitensi e canadesi su 44 mila pazienti. Abbiamo ottenuto il primo antagonista selettivo della Cox-2”:

Molti ricercatori considerano questo farmaco la prima novità davvero significativa nel trattamento della malattia reumatica da un secolo a questa parte. L’osteoartrosi e l’artrite reumatoide, sono le più note malattie reumatiche che interessano a vari livelli di gravità circa 385 milioni di persone nel mondo. Gli americani che soffrono di 400 forme diverse di artrite sono 40 milioni, con costi superiori a 120mila miliardi di lire. In Italia i pazienti sono 5.5 milioni, cioè poco meno del 10% della popolazione. Il costo sociale in Italia (invalidità più assistenza ai malati) è pari quasi a 18mila miliardi di lire. Dopo i 65 anni oltre la metà della popolazione con una prevalenza di sesso femminile è colpita da dolori osteoarticolari di tale gravità e cronicità da rendere necessario il ricorso ai farmaci anti infiammatori che proprio per questo rappresentano una delle classi più comuni di impiego terapeutico, che però hanno numerosi effetti collaterali.

Philip Needleman oggi è responsabile della ricerca, oltre che vicepresidente di Pharmacia, una delle prime società farmaceutiche mondiali con 60 mila addetti ed un volume di vendita di oltre 34 mila miliardi di lire. Pharmacia che in Italia ha assorbito nel 93 Farmitalia-Carlo Erba, si è poi integrata con l’americana Upjohn e pochi mesi orsono si è unita alla statunitense Searle, società farmaceutica del gruppo Monsanto.

Le vendite di Celecoxib, nel solo mercato nord e centroamericano, hanno superato l’anno scorso, primo anno di lancio, i 3 mila miliardi di lire. Questo farmaco potrebbe in futuro diventare il più diffuso al mondo con oltre sei mila miliardi di lire di vendite, superando di gran lunga quindi la Ranitidina, l’antiulcera che, prima della scadenza del brevetto, portava a livello mondiale alla Glaxo vendite per oltre 3.500 miliardi di lire.

L’Italia ha contribuito allo sviluppo di questa molecola (disponibile da pochi giorni anche nelle farmacie italiane) attraverso 8 centri clinici di altrettante città italiane che hanno portato alla registrazione della Food and Drug Administration. La ricerca farmaceutica contribuisce ad allungare la vita, ma soprattutto ne migliora la qualità.