Processo Di Umanizzazione

IL PROGETTO DI UMANIZZAZIONE ANTROPOLOGICA DELL’ONCOLOGIA

Nel Progetto di Umanizzazione Antropologica dell’Ospedale (PUO) umanizzazione significa il contrario di idealizzazione. La cura, intesa come trattamento mirato a restituire la salute, genera un’aspettativa idealistica di sicura guarigione e questo clima ideale condiziona le strutture dello spazio, del tempo, della relazione e i contenuti applicativi ecologici, formativi, organizzativi.

1. I principi del PUO

1.1 Lo spazio

Gli ambienti ospedalieri sono costruiti in strutture antiquate, poiché le abitudini cambiano con lentezza e la durata degli edifici resta compatibile con la tradizione. Lo spazio ospedaliero risente di forme di medicalizzazione del passato. La medicina scientifica sviluppa specializzazioni e ricovera presso Divisioni specializzate. Un ospedale tradizionale incontra così difficoltà a modificarsi per l’uso della Pediatria o per le terapie riabilitative, per la psichiatria o per la chirurgia.

La cura viene oggi svolta in varie forme. L’ambulatorio richiede sale d’attesa, sistemi d’interfaccia interno-esterno per le prenotazioni e per l’accoglimento dei pazienti. Il reparto si divide in stanze di degenza, servizi, studi del personale, stanze multiuso -pasti, soggiorni, sala riunioni, soggiorni-.

L’agio e il disagio dei pazienti è particolarmente sensibile, se le condizioni di adattamento sono indebolite dalle malattie, quando vengono a mancare i riferimenti che consentono di evadere la realtà umana: lavoro, affetti, svaghi, amicizie, progetti sociali. Le difficoltà attuali inducono una spinta regressiva, verso comportamenti delle precedenti fasi dello sviluppo psichico.

L’accoglimento della regressione psicologica è utile alla cura, fino a quando il malessere è elevato e il paziente può avvalersi del beneficio di un ritorno a comportamenti del passato, in cui le sue energie erano autocentrate. La regressione diviene successivamente un ostacolo a cura, guarigione, emancipazione ed è necessario contenerla e invertire la rotta. La difficoltà sta nella generazione un clima d’agio legato alle abitudini dell’individuo. Non potendo curare soggettivamente, è necessario trovare i minimi comun denominatori della popolazione. L’ospedale è organizzato come una camera da letto, mentre lo spazio abitativo soddisfa le esigenze del giorno e della notte: la cucina per conservare, preparare e consumare i cibi; la sala per svagarsi, nel rapporto con amici e parenti.

1.2 Il tempo

Il tempo quotidiano viene scandito dalle ripetizioni rassicuranti delle abitudini. Esclusi gli infanti, il tempo quotidiano è scandito dal sociale. Il risveglio, l’igiene, la colazione, il viaggio verso il luogo di lavoro, la mattinata e il pranzo, l’organizzazione del pomeriggio, la cena, il dopo cena, la notte.

1.3 La relazione

Il ricovero ospedaliero modifica le consuetudini e toglie riferimenti ai pazienti. Le abitudini mutano a causa della cura: un intervento chirurgico impone il digiuno prima e dopo l’operazione. Il paziente si sveglia alle 5 per l’igiene e per la colazione o cena alle 18 perché il turno del personale della notte termina alle 8 e quello pomeridiano alle 20. L’individualità viene formata dalle esperienze della vita di ciascuno. La socialità marca l’individuo e forma le differenze. Il paziente estraniato si isola in pensieri tristi e lugubri. La relazione con il paziente avviene dal momento dell’accoglimento. Gli aspetti antropologici della cura riguardano la soddisfazione delle necessità, tenendo conto delle differenze e richiede professionalità nell’uso del linguaggio verbale e metaverbale. Ognuno si esprime spontaneamente e va educato all’uso appropriato della comunicazione.

2. I piani applicativi del PUO

Il PUO è un progetto articolato su tre piani: ecologico, formativo, organizzativo. Un architetto, esperto di rapporti tra la suddivisione degli spazi, le funzioni, gli oggetti, i materiali, i colori contribuisce alla progettazione e alla messa in opera. Il PUO ha pertanto cambiato in Oncologia i colori, ricorrendo a composizioni cromatiche delle terre, suggerite da ricerche sull’agio prodotto dai colori, dai materiali, dagli arredi. In ogni stanza di degenza, nei soggiorni e nei corridoi sono sistemate librerie e pannelli in legno di ciliegio, per decorare gli ambienti e diffondere la disponibilità dei libri. Sono appesi ingrandimenti fotografici di dettagli di quadri del 400. I terrazzi sono decorati con siepi di pitosforo e arredati con mobili da esterni, per consentire di passare del tempo all’aperto, nei giorni caldi. I soggiorni sono multifunzionali tra reparto e ambulatorio adiacente: sala d’attesa ambulatoriale la mattina, sala colloqui, giochi e tv, il pomeriggio e la sera.

È stata fornita una formazione del personale, tramite corsi di base sulla comunicazione e sulla relazione e gruppi di elaborazione dei casi (gruppi Balint settimanali d’équipe).

È stato introdotto lo psicologo, l’educatore professionale (EP), l’assistente sociale (AS) divisionale.

2.1.1 Il reparto di degenza

Il reparto di degenza ricovera 19 pazienti in camere a uno, due e quattro letti. Operatori sanitari e pazienti vivono in spazi usati per la cura, per abitare giorno e notte, per soddisfare le necessità.

a) L’alimentazione

La sala da pranzo è stata progettata per nutrirsi e relazionarsi: consumare il cibo con qualcuno a cui si vuole bene. Ci sono quattro tavoli ad 8 posti, per affiancare ai pazienti un familiare o amico.

La programmazione assistita dei pasti

Abbiamo inserito degli EP per raccogliere al mattino le prenotazione per i pasti del giorno dopo.

La cena del sabato sera

Alle 18 del sabato, i pazienti e i parenti si riuniscono nel soggiorno, per un aperitivo. Alle 20 viene servita la cena, a una tavola imbandita con cura. La cena si protrae fino alle 23, quando il gruppo si divide tra chi sta a tavola a chiacchierare, chi guarda la tv e chi gioca.

Il tè del pomeriggio, il dessert e la camomilla

In linea con la medicina riabilitativa, il paziente evita embolie, decubiti, difficoltà respiratorie stando alzato. Vengono usati i mezzi e le abitudini sociali. Il tè pomeridiano si serve in soggiorno, il dolce e la camomilla vengono distribuiti verso le 22, davanti alla tv o al tavolo da gioco.

b) La sessualità e aggressività

Sessualità e aggressività riguardano le forme sublimate di scarica dei pazienti. Uno spazio riservato, per conversazioni private soddisfa l’esigenza degli altri pazienti. Nella stanza a 4 letti si accalcano durante le visite fino a una dozzina di persone. Ogni paziente dispone, oltre al letto e all’armadietto, di un tavolo a 4 posti per ricevere i visitatori o per lavorare, giocare, leggere, guardare la tv.

La riservatezza delle visite

Le visite di familiari e amici del paziente avviene nel salottino personale per riservatezza e per le necessità igieniche che suggeriscono di non far entrare estranei nelle stanze di degenza.

L’ascolto della musica