Polizia Stradale

Di cosa si occupa la Polizia Stradale?

Quando si parla di Polizia Stradale si intende quella specialità, tra le quattro in cui si divide la Polizia di Stato, che si occupa principalmente del controllo e della regolazione della mobilità su strada. Parlarne in questi termini, però è riduttivo, e si rivela opportuno cercare di approfondire meglio il tema per capire chi sono e cosa fanno gli Angeli della strada.

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Polizia Stradale: i suoi compiti

Volendone cercare i compiti, si può leggere l’art. 11 del D.Lgs. 30/4/1942 n. 285 e modifiche successive, quindi l’art. 11 del cosiddetto Codice della strada, e si vedranno elencate le attività relative alla prevenzione degli infortuni, alla rilevazione degli incidenti ed all’accertamento delle violazioni. Oltre a questo, però, la Polizia Stradale provvede anche ai servizi di scorta per la sicurezza della circolazione, alla regolazione del traffico, al controllo ed alla tutela del patrimonio stradale e del suo uso, alle operazioni di soccorso ed alla rilevazione dei flussi di traffico.
Si tratta quindi di tutti quei compiti che spesso diamo per scontati, o che addirittura svalutiamo e disprezziamo (si alzi pure chi non si lamenta quando si vede davanti una paletta o nota un’autovelox che potrebbe averci “beccato” sopra la soglia del limite… sarei felice di stringergli la mano!) ma che, quando ci pensiamo, capiamo bene che sono indispensabili e necessari. Non si tratta solo di controllare la velocità delle auto o di far soffiare nei palloncini: è la Polizia Stradale che accorre quando c’è un incidente e bisogna, velocemente, con professionalità e con efficacia, soccorrere dei feriti, prendere i rilievi e sgombrare la strada per permettere la ripresa del regolare scorrimento del traffico; è la Polizia Stradale che vigila ed effettua i controlli per evitare che qualche sciagurato si metta in circolazione senza essere in condizione di guidare e provochi vittime innocenti sulle nostre strade; è la Polizia Stradale che si occupa di verificare lo stato delle nostre reti viarie per permettere di viaggiare sicuri e confortevoli.
Appare però doveroso approfondire meglio queste attività per capire cosa significano nella vita reale degli operatori. Per farlo andiamo insieme a scoprire alcune informazioni sulla storia, sull’organizzazione e sull’attività quotidiana della specialità.

Le origini della Polizia Stradale

La premessa è che molte interessanti informazioni sulla storia si possono trovare nel Museo Virtuale della Polizia Stradale, raggiungibile dal sito della Polizia di Stato.
La prima nascita della Polizia Stradale risale al ventennio fascista, precisamente al 1928, anche se allora si chiamava Milizia della Strada ed era una specialità della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Si rese necessario provvedere alla creazione di questo comparto per l’esponenziale crescita dell’utilizzo dei veicoli a motore: se infatti nel primo testo legislativo che regolava la circolazione (la Legge sulla libertà di circolazione e sulla sicurezza del passaggio, del 1868) questi non erano ancora previsti, nel 1923 iniziavano a diventare oltre 100.000 i mezzi a motore che sfrecciavano (almeno per l’epoca, chiaro…) sulle nostre strade, costringendo il legislatore a imporre il primo limite di velocità, 30 km/h, e nel 1928 ormai erano nuovamente raddoppiati. Oltre alla Milizia, nello stesso anno si provvide alla creazione dell’Azienda Autonoma Statale della Strada, quella che oggi è ANAS, e nel 1933 si stilò il primo Codice della Strada, raccogliendo le norme emanate fino a quel momento, a evidenza che l’esigenza di gestione e di controllo della rete stradale iniziava a diventare una priorità dello Stato.
La Milizia, che utilizzava targhe che sulla prima riga riportavano il numero e sulla seconda la sigla MdS, rimase in servizio fino al 1943: con la caduta del fascismo la specialità venne soppressa e i compiti andarono in capo al Corpo delle Guardie di Polizia Statale.

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Polizia Stradale: il Dopoguerra

I primi anni del secondo dopoguerra non furono facili: era un periodo di sbando per tutti i corpi militari e, come per l’intero neonato apparato statale repubblicano, il momento era caratterizzato da carenza di mezzi ed improvvisazione, e solo la buona volontà, il duro lavoro e la preparazione dei componenti della Polizia permisero di superare le difficoltà e, nel tempo, giungere ad una buona organizzazione. Per rendere l’idea della criticità del momento, per vari anni non c’erano a disposizione mezzi di spostamento, quindi per le pattuglie ed i soccorsi furono utilizzati i mezzi abbandonati dall’esercito americano dopo la liberazione (Jeep, Harley Davidson, Dodge) o quelli ormai obsoleti precedentemente usati dalla Milizia (ad esempio la FIAT Torpedo e le Guzzi Sport 17 azzurre), mentre i componenti della specialità esercitavano il servizio utilizzando divise diverse e addirittura diversi fregi del berretto.
Il loro servizio sulle strade fu però immediatamente efficace, permettendo in particolare la diminuzione delle aggressioni ai convogli dei viveri, che in quei momenti di fame erano molto frequenti, e rassicurando i lavoratori che operavano per il ripristino delle reti di circolazione. L’attività delle pattuglie permise di ripristinare raccordi interrotti portando il necessario soccorso a paesi che erano isolati da condizioni meteo avverse, frane, neve, recapitando pasti per gli uomini, foraggio per gli animali, posta e medicine. Il loro prezioso supporto permise peraltro di aggiungere un tassello alla ricostruzione del rapporto tra cittadini ed istituzioni, in quel periodo estremamente sfilacciato e caratterizzato da assenza di fiducia e credibilità dopo gli anni neri del fascismo e della guerra. La preparazione, l’efficienza e la grande umanità degli Agenti permise loro di ottenere in breve il risultato di un’ottima fama, al punto che furono in breve chiamati gli Angeli della strada, vero e proprio punto di riferimento per gli automobilisti ed i cittadini. Sebbene possa magari apparire meno importante, fu invece essenziale per risollevare il morale agli italiani un ulteriore servizio, oggi dato per scontato e svalutato: la scorta delle manifestazioni sportive su strada, come il Giro d’Italia, ripreso dopo l’interruzione dovuta al conflitto. Per poco che possa sembrare, riprendere le attività ludiche e ricreative fu un importante passo per la ricostruzione della vita quotidiana, e la partecipazione della Polizia a queste attività aiutò, ancora una volta, a riformare il rapporto tra Stato e cittadini.
Fu con il Decreto Legislativo del Capo dello Stato provvisorio 26 novembre 1947 n.1510 che la Specialità della Polizia Stradale repubblicana venne ufficialmente costituita, e questo è il giorno che oggi consideriamo come data di nascita della Polstrada. Successivamente a Cesena venne creato il Centro di Addestramento della Polizia di Stato (C.A.P.S.) per fornire ai membri la necessaria formazione specifica ed il Ministero dell’Interno provvide a costituire presso le Questure alcune Sezioni di Polizia Stradale. La neo fondata Specialità disponeva di 2800 uomini e, finalmente, di nuove divise (con il simbolo del sagittario) e di un nuovo parco automezzi di colore rosso. In breve tempo l’elevato addestramento e la grande abilità degli agenti nella conduzione dei mezzi fecero sorgere in seno all’organizzazione un Gruppo Acrobatico le cui esibizioni fecero il giro del mondo.

Polizia Stradale: il boom economico

Negli anni successivi si assistette alla ricostruzione e rinascita dell’Italia, e poi al boom economico: gli automezzi ed i motocicli in circolazione continuarono ad aumentare, così come aumentarono le possibilità di raggiungere velocità sempre più elevate, impensabili fino a qualche decennio prima. La motorizzazione di massa, con la nascita delle 600 e della altre utilitarie che permisero alle famiglie italiane di avere una macchina, portò alla stesura del nuovo Codice della Strada, il testo unico delle norme sulla disciplina della circolazione stradale. Aumentarono i limiti, aumentarono le regole, aumentarono le strade, e con questo si rimarcò ancora l’importanza del servizio della Polstrada. L’organico venne elevato a circa 8000 operatori, dotato di ottimi mezzi, ancora di colori militari (il grigio verde). Fu nei primi anni ’70 invece che l’Alfa Romeo dedicò alle forze dell’ordine la versione dedicata della Giulia, la Giulia Giardinetta, mentre la Guzzi fornì le famose V7 bicilindriche: a questo punto i mezzi assunsero la livrea che ora conosciamo, bianco azzurra (riportando in parte il colore che avevano ai tempi della Milizia).

Gli anni ’80 e la Polstrada

Nel 1981 la riforma smilitarizza la Polizia di Stato, pur lasciandone totalmente intatta l’organizzazione e la struttura, in continua crescita come, ancora, anche il traffico. Stavano circolando sulle strade ormai 22 milioni di veicoli, e le variazioni, l’aumento geometrico, del traffico viene seguito con attenzione dalle istituzioni preposte (i Ministeri dell’Interno, dei Trasporti, delle Infrastrutture, l’ANAS, l’ACI, il TCI) ma anche dalla stampa, dagli studiosi e dai media, in quanto si iniziavano a profilare in tutta la loro importanza i problemi di circolazione, parcheggio e inquinamento che tuttora stiamo vivendo e sperimentando. Tutti questi fattori hanno portato ad un aumento dell’organico, lasciando intatta la struttura che si era rivelata negli anni perfettamente adatta a rispondere alle esigenze di controllo e prevenzione per cui era stata fondata la specialità.

La Polizia Stradale dal ’90 ad oggi

Le esigenze di armonizzazione delle legislazioni europee diede vita nel 1992 al Decreto legislativo n.285, il nuovo Codice della Strada, immediatamente sottoposto a varie modifiche e, nel corso degli anni, a nuove e successive variazioni ed implementazioni per tentare di adeguarlo alle esigenze di un traffico e di un mondo che continuano a evolvere e crescere, mentre la rete viaria rimane quasi la medesima di 20 anni fa. Si possono agevolmente leggere i testi, per rimanere informati, presso il sito dell’ACI. Sono ormai 42 milioni i mezzi in circolazione, tra gli autoveicoli, i veicoli commerciali ed industriali, i motocicli ed i ciclomotori (il trasporto su gomma rappresenta il 90% del traffico interno viaggiatori ed oltre il 60% del trasporto merci complessivo), mentre sono 7000 i chilometri della rete autostradale e 450000 quelli della rete primaria nazionale. Questi valori rappresentano il maggiore rapporto di mezzi per chilometro d’Europa, dove siamo tra i primi, ma non vale la pena stare a festeggiare, anche per numero di incidenti, mortalità e lesioni.
Per fare fronte a questi numeri e tentare il ridimensionamento di questo bollettino di vittime della strada, col fine di garantire una circolazione più sicura e agevole per tutti i cittadini, ogni giorno la Polizia Stradale mette sulle nostre vie circa 1500 pattuglie, che profondono il loro impegno nelle attività di soccorso e prevenzione degli incidenti e nelle azioni di controllo e pubblica sicurezza. Un nucleo di operatori si trova inoltre al Centro di Coordinamento delle Informazioni sulla Sicurezza Stradale del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, e si occupa di validare e certificare le informazioni relative al traffico per garantire che le notizie che arrivano agli utenti siano certe e fondate. E’ infatti importante che i cittadini possano conoscere la situazione delle strade e le previsioni relative al traffico perché così si arriva ad un primo passo di prevenzione delle criticità, si possono organizzare percorsi su strade meno impegnative e orari di percorrenza in fasce non congestionate.

La struttura attuale della Polizia Stradale

L’attività della Polstrada è estremamente articolata, dovendosi coordinare su tutta Italia mantenendo al contempo un presidio territoriale capillare. La gestione centralizzata è in capo alla Direzione Centrale per la Polizia Stradale, ferroviaria, delle comunicazioni e per i reparti speciali della Polizia di Stato, facente parte del Dipartimento di pubblica sicurezza presso il Ministero dell’Interno.
Sul territorio, invece, la Polstrada si struttura nei seguenti organismi:

  1. Compartimenti: i compartimenti si trovano in ogni regione, ad eccezione di Aosta e Molise (che rientrano rispettivamente nei compartimenti piemontese e Campano). La sede è normalmente presso il capoluogo, ad eccezione del Veneto, in cui per motivi geografici la sede è a Padova, più centrale e con maggiori collegamenti viari rispetto alla città lagunare.
  2. Sezioni: le sezioni sono presenti invece in tutti i capoluoghi di provincia, ricalcando la struttura amministrativa dello Stato.
  3. Distaccamenti: i distaccamenti, 187 in tutta Italia, si trovano nei comuni più importanti ed in cui è maggiore o più critica l’incidenza della circolazione stradale.
  4. C.O.A.: sono i 15 Centri Operativi Autostradali che si occupano della gestione e del coordinamento delle pattuglie che vigilano sulla rete autostradale.
  5. Sottosezioni: sono 81 sedi che si occupano del servizio di vigilanza sulle tratte autostradali e su certune superstrade. Sono sorte in convenzione con l’ ANAS o con le varie società autostradali.

Per preparare adeguatamente gli operatori e garantire quella professionalità e quella capacità di leggere le varie situazioni in cui possono incorrere – che ha sempre caratterizzato la Polstrada e che oggi più che mai si rende necessaria per rispondere alle esigenze dei cittadini – gli Agenti ed i Funzionari ricevono un addestramento professionale ed una formazione continui presso il C.A.P.S. di Cesena.

I mezzi della Polstrada

Le auto e le moto in dotazione alla Polizia Stradale, dopo i primissimi e difficili anni del secondo dopoguerra, sono sempre stati un autentico fiore all’occhiello della logistica e dell’organizzazione della Polizia di Stato.
Fin dalle Guzzi e dalle Giulietta, i mezzi hanno brillato per potenza, velocità, durata ed efficienza.
Anche oggi continua questa positiva tradizione, con veicoli potenti ed adeguati alle esigenze di controllo e prevenzione.
Oggi la Polizia Stradale usa le moto BMW R 1200 RT e BMW R 1150 RT, utilizzando poi le auto Subaru Legacy, BMW Serie 3, Audi A4, Volvo V50, Skoda Octavia, Renault Laguna, Alfa Romeo 159 e Fiat Freemont.
Una menzione particolare merita infine un’altra auto, davvero notevole, in dotazione alle forze dell’ordine, la Lamborghini Huracán.
Per permettere di ammirare la storia della Polstrada attraverso i suoi mezzi dalla fondazione e dagli anni ’30 fino ai giorni nostri, si trova il Museo della Auto della Polizia di Stato, nel quale è possibile vedere 70 tra auto, moto, scooter, bici e addirittura un gatto delle nevi. Si possono quindi osservare le famose Jeep del dopoguerra, le moto Guzzi, e perfino la Ferrari 250 GTE nera, del 1962, e la Lamborghini Gallardo.

auto della polizia stradale

Autovelox e tutor

Abbiamo in apertura ricordato la classica reazione di chi si trova davanti un autovelox, ma vale la pena di ricordare che la Polizia di Stato, giorno per giorno, rende pubbliche le tratte in cui i sistemi di rilevazione automatica della velocità sono operativi. Sul sito poliziadistato.it è agevole la consultazione, quindi nemmeno possiamo lamentarci che… non ce l’avevano detto…

Le campagne di sicurezza stradale

Per meglio adempiere ai propri compiti di vigilanza ma soprattutto di prevenzione, la Polizia Stradale lancia e gestisce varie campagne di educazione e sicurezza, per insegnare la legalità, la civiltà ed il rispetto delle norme di circolazione. Anche queste si possono consultare ed approfondire nell’articolo apposito sul sito della Polizia di Stato, Iniziative della stradale.
In particolare queste campagne si rivolgono spesso a giovani, bambini e studenti, perché si crei nelle nuove generazioni una vera e propria cultura della sicurezza per i conducenti di domani, coinvolgendo le scuole e svariati partner pubblici e privati, ma anche, ed è un’iniziativa che merita una menzione particolare, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria per la campagna di Educazione stradale nelle carceri minorili. Altre campagne sono sorte per fare fronte a casistiche particolari, come ad esempio Guido con prudenza, organizzata assieme alla fondazione Ania per la sicurezza stradale ed al Sindacato italiano locali da balli, per far comprendere la pericolosità della guida in stato di ebbrezza, sia essa alcolica o dovuta a stupefacenti, e promuovere la figura del Bob, il guidatore designato, quello che guida e non beve, oppure la Vacanze sicure, per sensibilizzare la circolazione sicura fin dall’utilizzo corretto del pneumatico, oppure la Drive in Italy, campagna rivolta ai conducenti stranieri per fargli conoscere le regole e gli usi di guida in Italia.
Sarebbe utile ed importante che i cittadini restassero sempre informati sulle attività della Polizia di Stato e sulla situazione del traffico, per conoscere le situazioni della mobilità in Italia, le regole, le campagne e i preziosi consigli che ci giungono dalla Polizia Stradale.

Le attività di ricerca sul traffico

Nel campo della ricerca sul traffico veicolare la Polstrada si attiva con l’obiettivo di aumentare la sicurezza sulle strade diminuendo il numero delle vittime, attraverso l’utilizzo e lo sviluppo di avanzate tecniche di raccolta ed analisi dei dati per prevedere ed evitare le congestioni e gli incidenti.

Sono molte quindi le attività svolte dalla Polizia Stradale: abbiamo capito bene che la sola lettura letterale della norma non rende l’idea, perché da una visione molto generale dei compiti, non esplicita come poi operativamente questi compiti si articolino nella vita di tutti i giorni degli operatori che si prodigano sulle strade italiane.

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